Il sogno americano parla e "suona" italiano. Ecco le storie di chi ce l'ha fatta

Jan 31, 2014 812

di Glauco Maggi

Si tengono convegni e si scrivono fiumi di parole sul fenomeno della "fuga dei cervelli" verso gli Stati Uniti. Un ministro della Repubblica, secondo quanto ha riferito all'Istituto Calandra il Dean Anthony Tamburri introducendo l'ultima iniziativa accademica sul tema (28 gennaio: I Giovani d'Italia, l'Italia che vive a New York) avrebbe sottilizzato qualche mese fa, in un incontro con la comunita' italiana di Manhattan, che "non si deve parlare di fughe di cervelli ma di "spostamento di talenti". Whatever, dicono qui. (Sarebbe: vabbe', chi se ne frega, andiamo avanti).


E' il senso vero, cioe' lo spirito insopprimibile assolutamente individuale con il quale si spostano i talenti, o fuggono i cervelli, che dovrebbe essere studiato, e capito. Non criminalizzato o osannato, ma capito. Perche' questo e' il primo passo per vedere se qualcosa possa, o debba, essere fatta per "affrontare il problema". Metto le virgolette, perche' e' la vulgata pigra dei politici italiani che considera il fenomeno "un problema da affrontare", per me non lo e' affatto. Ma, allora, come si fa a "capire"?

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Source: http://www.liberoquotidiano.it/

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