Federica Olivares (Coordinator - 2013 Year of the Italian Culture in the US)

May 01, 2013 5489

Il 2013 è l'Anno della Cultura Italiana negli Stati Uniti. In un momento di così grande difficoltà, il nostro Paese dimostra vitalità e capacità di promuoversi e di raccontare le tantissime nostre cose eccellenti, ad un popolo come quello americano, che ci apprezza da sempre. Nel nostro viaggio attraverso l'Atlantico non potevamo non affrontare questo tema: lo facciamo insieme alla Dott.ssa Federica Olivares, Coordinatrice delle iniziative che in numerose città americane compongono questo complesso ma vincente progetto in nome di "scoperta, ricerca e innovazione".

Dott.ssa Olivares, lei ha una lunga e prestigiosa esperienza professionale verso gli Stati Uniti. Ce ne parla un po'?

Il mio rapporto con gli Stati Uniti è di fatti intessuto con la mia vita. Mi sento debitrice verso gli USA, sia per la mia formazione sia per un'etica del lavoro molto consapevole della responsabilità dei risultati nonché per un approccio di architettura di progetto che permette di coglierne immediatamente criticità e opportunità. Tutto questo mi ha permesso di poter lavorare a grandi progetti complessi, affrontandoli attraverso al creazione di team integrati e soprattutto con un rapporto di progettualità e di partnership fra istituzioni culturali e aziende. Ho avuto il privilegio di poter mettere a disposizione del mio Paese questa esperienza coordinando l'Anno della Cultura italiana negli Stati Uniti. Dal 1999 il mio lavoro di imprenditore nel settore della progettazione culturale mi ha portato spesso a collaborare con grandi istituzioni culturali americane nel ruolo di partner di progetto per la realizzazione di grandi mostre d'arte con il Metropolitan Museum di New York ma anche per la creazione di grandi Retrospettive di cinema italiano con il MoMA, il Guggenheim Museum e il Lincoln Center. Oggi ho il piacere di far parte di alcuni prestigiosi organismi americani, primo fra tutti il Council for the Arts del MIT di Cambridge Massachusetts, che ha l'obiettivo di portare l'esperienza dell'arte nella più tecnologica università statunitense: una mission, in fondo molto legata al dna italiano, perché parte dalla tradizione leonardesca per arrivare fino al nostro primato nel design e a tutta l'eccellenza industriale e artigianale che ci vede ancora all'avanguardia in molti settori in cui il senso estetico si declina insieme alla realizzazione produttiva.

Come nasce l'iniziativa del 2013 – Anno della Cultura italiana negli Stati Uniti e qual è il messaggio che intende dare?

L'idea nacque a marzo dello scorso anno, quando il Ministro degli Affari Esteri Giulio Terzi - che da Ambasciatore a Washington nel 2011 aveva realizzato negli Stati Uniti le celebrazioni per i 150 Anni dell'Unità d'Italia – propose questa iniziativa nell'incontro con il Presidente Obama e il Presidente del Consiglio Mario Monti, nella sua prima visita negli Stati Uniti. L'iniziativa dell'Anno è stata infatti concepita in una prospettiva di economia della cultura cioè, nelle parole del Ministro Terzi "della cultura vista come risorsa primaria di sviluppo di un Paese che è una superpotenza culturale, ma dai potenziali ampiamente inespressi. Questa declinazione della cultura di "identità", di formazione e di fonte di ricchezza è diventata assolutamente centrale per la politica estera italiana". In una difficile congiuntura economica per il Paese, questa iniziativa si propone anche come un necessario investimento, espressione di quella "diplomazia per la crescita" che ha guidato l'azione di governo del Ministro Terzi. Ho coordinato con entusiasmo la preparazione e l'avvio della macchina organizzativa dell'Anno della Cultura italiana negli Stati Uniti con l'essenziale presenza della Direzione Generale per la Promozione del Sistema Paese del Ministero degli Affari Esteri - in particolare con la Direzione degli Affari Culturali guidata da Vincenza Lomonaco -, nonché grazie all'enorme lavoro ideativo e organizzativo messo in campo dall'Ambasciata d'Italia a Washington sotto la direzione di Antonio Bartoli e Renato Miracco. Essenziale, inoltre, si è rivelata la straordinaria capacità propositiva, ideativa e organizzativa della nostra rete Consolare negli Stati Uniti: una generazione di giovani Consoli quanto mai preparati e capaci di declinare insieme i settori imprenditoriale e culturale. Il concept di fondo dell'Anno ha voluto privilegiare non soltanto il passato della cultura italiana, ma soprattutto il suo presente e la sua proiezione futura: il che ha portato a scegliere il leit motiv dell'Anno: "scoperta, ricerca e innovazione". Si è voluto così presentare un Paese interessante non solo per il suo grande patrimonio culturale, ma anche per le opportunità di attrazioni di investimenti esteri rappresentate dalla capacità innovativa e dall'ideatività del nostro Paese. Ecco perché i temi scientifici e le eccellenze dei brand italiani hanno caratterizzato le iniziative di questa prima parte della Manifestazione. L'Anno introduce inoltre un elemento assai importante: un nuovo modello di collaborazione fra pubblico e privato, che supera il concetto di mecenatismo e di passiva sponsorizzazione per affermare una vera e propria partnership con il sistema delle Aziende italiane. Di conseguenza per la prima volta nella realizzazione di anni della Cultura italiana all'estero si è infatti riusciti a creare un vasto programma - 180 eventi in 40 città americane - senza fare ricorso a fondi straordinari o a finanziamenti pubblici aggiuntivi rispetto alla dotazione di base della Direzione Generale Sistema Paese e al contributo della Direzione Generale degli Italiani all'Estero, ma avvalendosi di risorse ordinarie grazie al fondamentale contributo di molte aziende italiane, nonché al supporto del loro know-how. Alla base di questa partecipazione del settore privato c'è senz'altro la nostra visione dell'Anno, concepito come "piattaforma di opportunità" e di visibilità per le imprese italiane nel mercato statunitense.

Quali sono i settori e i temi lungo i quali si sviluppa l'Anno della Cultura Italiana negli USA?

Questo concept di fondo – basato su una concezione di cultura come risorsa economica e sulla collaborazione tra pubblico e privato si è tradotto anche sul piano dei contenuti. Il programma dell'Anno riflette infatti le diverse espressioni della creatività italiana. Presentiamo al pubblico americano l'Italia come è davvero, superando i facili stereotipi o i falsi miti: un Paese dalla cultura millenaria, dalla spiccata sensibilità artistica, ma anche all'avanguardia nella modernità innovativa, nella scienza e nelle produzioni di qualità. Non poteva mancare ovviamente la grande arte, a partire dal David-Apollo di Michelangelo (tornato negli Stati Uniti per la prima volta dopo il 1949 e ammirato dal Presidente della Repubblica Napolitano che ha conferito alla manifestazione il suo Alto Patronato). Verrà portato inoltre per la prima volta negli Stati Uniti il Pugilatore del Quirinale, opera scultorea richiesta dai più grandi musei americani, e il Codice del Volo di Leonardo che ha raggiunto l'estate scorsa Marte in microchip – grazie ad un'idea del TG Leonardo e di Silvia Rosa Brusin - con la navicella spaziale Curiosity. Saranno presenti anche le opere dei Grandi Maestri del Rinascimento, fra cui alcune bellissime opere recuperate dal Nucleo Investigativo dell'Arma dei Carabinieri. Per arrivare fino agli artisti moderni e contemporanei quali: De Chirico, Morandi, Pistoletto e Chia. Il carattere altamente innovativo del palinsesto fa sì che il ruolo della scienza e dell'information technology sia centrale. Abbiamo così voluto ricordare i contributi di grandi italiani alla scienza: da Leonardo Da Vinci e Galileo fino ai premi Nobel italiani, ai quali è dedicata una serie di seminari internazionali. E abbiamo voluto valorizzare il decisivo apporto italiano alla nascita e allo sviluppo della tecnologia americana fin dagli anni settanta. Quanto alla musica, abbiamo rivolto particolare attenzione alle opere di Giuseppe Verdi, di cui quest'anno ricorre il duecentesimo anniversario della nascita. Il Maestro Riccardo Muti aprirà a Chicago la serie dei tre grandi concerti verdiani, che ha voluto dedicare all'Anno della Cultura negli Stati Uniti. Porteremo anche il Jazz italiano nel Paese dove è nato il Jazz con i nostri migliori interpreti: Bollani, Cafiso, Fresu e Rava. Eccellenti sono le proposte in campo teatrale, con il Piccolo Teatro, le "Voci di dentro" di Eduardo de Filippo, interpretato da Toni Servillo, e la tournée di Pinocchio, un'attenta rilettura con parole e musica del capolavoro di Collodi, messo in scena e interpretato da Massimiliano Finazzer Flory. Anche il cinema italiano sarà presente con alcune importanti rassegne come "Open Roads" a New York e "Cinema Italian Style" a Los Angeles per iniziativa di Cinecittà Luce, e sarà inoltre al centro di una manifestazione organizzata dalla prestigiosa Yale University e dedicata al "New Italian Cinema". Un'altra area di eccellenza italiana, la sua grande tradizione enogastronomica è stata poi portata in tour in tre città americane come New York, Washington e Los Angeles da San pellegrino che ha chiesto al pluristellato chef Massimo Bottura, insieme alle eccellenze vinicole Marchesi de' Frescolbaldi, Berlucchi, Donna Fugata e Masi, di rappresentare il paesaggio italiano in modo del tutto originale. Vogliamo fare di quest'anno dell'Italia negli Stati Uniti un'imperdibile occasione di promozione del Brand Italia offrendo opportunità di accresciuta visibilità alle nostre aziende, nei settori di punta, nella tecnologia, nella ricerca, nella sanità nel design, nell'arredamento e nelle altre eccellenze italiane. Nel prossimo mese di Giugno a San Francisco si creerà un vero e proprio polo del Design italiano con una mostra del Design Museum della Triennale dedicato al New Italian Design e lo spettacolo "Mani grandi mani senza fine" di Laura Curino realizzato per iniziativa della Fondazione Giannino Bassetti che metterà in scena le origini del Design e attiverà in ambito accademico una serie di simposi. Anche Milano Expo 2015 sarà presente a San Francisco e il Teatro San Carlo di Napoli sta lavorando a un grandissimo progetto per unire le due baie della città che vedrà disputare la Coppa America dal luglio di quest'anno.

Chi sono i partners italiani e quelli americani?

L'Anno dell'Italia negli Stati Uniti vede al suo fianco due Corporate Ambassadors: ENI e Intesa San Paolo, che sostengono tutta la programmazione della manifestazione. Inoltre, sono numerose le Aziende che hanno reso possibile la realizzazione di questa grande iniziativa. Grazie a San Pellegrino, "official water", che per l'occasione ha prodotto 250 milioni di bottiglie etichettate con il simbolo dell'Anno della Cultura italiana negli Usa. E grazie anche ai tanti esponenti della nostra realtà imprenditoriale: Alcantara, Beretta, Fondazione Bracco, Ferrero, FIAT, MetaMorfosi, SISAL e i Sostenitori ANSA, AGI, Berlucchi, Campari, Donna Fugata, Fincantieri, Fondazione Berti, Marchesi de' Frescobaldi, Lottomatica, Masi Agricola, Molteni, Reda, Seguso, STMicroelectronics, Tenaris, Trevi, Zambon e Zamperla. Media Partener dell'Iniziativa è RAI.

Secondo la sua esperienza, per continuare a valorizzare e a promuovere il patrimonio di conoscenza che verrà diffuso fino a dicembre, cosa bisognerebbe fare a partire dal gennaio 2014?

Anzitutto la legacy di questa iniziativa è già stata prevista fin dall'iniziale progettazione dell'Anno attraverso una reale proiezione di futuro, con una forte enfasi sui giovani, la next generation come abbiamo voluto definirla nel palinsesto. Abbiamo quindi fortemente investito nelle iniziative che favoriscono lo sviluppo dei giovani. Ad esempio, l'Università per stranieri di Perugia ha messo a disposizione 50 borse di studio; la stessa attenzione ai futuri innovatori viene dalla collaborazione con la Fulbright Commission. Abbiamo inoltre previsto nuovi strumenti, come i seed funds: fondi per azioni di ricerca condivise fra due atenei, o due dipartimenti, che coinvolgono non solo i docenti ma anche ricercatori e studenti. Sempre rivolto ai giovani è il coinvolgimento delle Università nel mondo del cinema a partire da Yale University che lavorerà in questo senso con Cinecittà, che è una grande eccellenza italiana già presente negli Stati Uniti. La legacy di cui parliamo è anche testimoniata dalla volontà di accendere i riflettori sull'attrattività del nostro Sistema Paese, da diversi punti di vista. Questo si lega al secondo motivo di innovazione che questo progetto sta realizzando: la forte spinta verso una partnership condivisa fra pubblico e privato. Le aziende private che collaborano all'Anno della Cultura italiana negli USA sono partner, non sponsor: si farebbe torto al know how, all'intelligenza e alla capacità di ingegnerizzazione di progetto delle nostre imprese, chiamandole semplicemente sponsor. E inoltre in un periodo come l'attuale in cui le aziende hanno poche risorse da investire in passive sponsorizzazioni, sono senz'altro più attratte da proposte di partnership che mettano al centro il loro grande patrimonio di esperienze e risorse progettuali in una innovativa e vincente forma di collaborazione. Ciò che è destinato a rimanere, dunque, è anche questo modello di collaborazione tra pubblico e privato, ormai imprescindibile per i nostri tempi, che potrà svilupparsi anche negli anni a venire su progetti del Ministero degli Affari Esteri di proiezione del nostro Paese, delle sue eccellenze e della sua attrattività nel Mondo.

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