A Houston i tesori perduti del Ghetto di Venezia

Feb 25, 2013 1216

HOUSTON - Il Consolato generale d'Italia a Houston segnala che il Museum of Fine Arts ospiterà dal 21 febbraio al 28 aprile una mostra dedicata al Tesoro Perduto del Ghetto Ebraico di Venezia, che forma parte del calendario del 2013 Anno della Cultura Italiana negli Stati Uniti.
La mostra presenta una ricca collezione di oggetti di argento e bronzo dal XVII al XX secolo che, occultata ai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale, è stata recentemente riscoperta e restaurata e sarà esposta per la prima volta negli Stati Uniti assieme ad alcune tele di scuola veneziana dello stesso periodo.
A partire dal Rinascimento la comunità ebraica ha svolto un ruolo rilevante nell'economia veneziana. Nel 1516 il Senato della Serenissima segregò i residenti ebrei in una zona di 2.5 ettari che precedentemente ospitava una fonderia (Getto) nella quale furono concentrate diverse migliaia di persone e cinque sinagoghe.
Gli oggetti esposti in Lost Treasure of the Jewish Ghetto of Venice sono stati prodotti da maestri artigiani utilizzando tecniche tradizionali di lavorazione dell'argento e del bronzo, e forniscono un'approfondita panoramica dell'argenteria veneziana dal seicento all'inizio del novecento. Nel 1943, quando i nazisti occuparono l'Italia, due anziani leader della comunità ebraica nascosero i pezzi in un nascondiglio segreto dentro una delle Sinagoghe di Venezia, dove sono rimasti per oltre sessant'anni finche' non sono stati scoperti casualmente e successivamente restaurati da Venetian Heritage Inc.
La mostra comprende prevalentemente oggetti liturgici, tra cui custodie di legno e corone d'argento per la Torah e lampade di argento e bronzo. Tra gli oggetti relativi alle tradizioni alimentari ci sono dei piatti d'argento per le verdure da usare nella vigilia della Pasqua ebraica, nonché un bacile ed una brocca d'argento per lavarsi le mani prima dei pasti.
La mostra è accompagnata da quadri veneziani provenienti da una collezione privata nonché dalle collezioni del Museum of Fine Arts e della Fondazione Sarah Campbell Blaffer.

fonte: Inform

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