Quando Genova era America. Il porto tra migrazione e segreti

Apr 12, 2013 1660

La storia delle migrazioni italiane è un capitolo storiografico centrale e vastissimo, dato l'intreccio di esistenze, di vite, e la massiccia movimentazione di italiani che a partire dall'Ottocento migrarono verso l'Europa e le Americhe.
Una migrazione di braccia, braccia da lavoro, ma che portava con sè tutto quel bagaglio culturale di tradizioni e idee che nel nuovo mondo si diffusero e si plasmarono al nuovo contesto.
Dall'inizio del Novecento il porto da dove partirono migliaia di migranti fu Napoli a cui in quel periodo spettò il primato, data la massiccia migrazione dei meridionali. Durante tutto l'Ottocento, invece, il popolo protagonista nei viaggi della speranza e della scoperta fu quello ligure e il porto di Genova fu il centro vitale di continue partenze di flussi enormi di migranti, oltre che essere il maggior porto commerciale d'Italia.


Per una storia delle migrazioni, che analizzi la città cosmopolita di Genova, dati precisi li ritroviamo a partire dal 1876, quando lo stato nel 1875, rendendosi conto della vastità di famiglie e lavoratori che partivano, decise di creare un registro dei migranti.
Questa data è anche un segnale per il precedente periodo, infatti se le autorità arrivano nel 1876 alla creazione di questo registro, vuol dire che già da tempo il fenomeno era vasto e tanto diffuso, appunto, da suscitare l'interesse delle istituzioni.
A ciò va aggiunto che sempre nel 1875 - una data che possiamo definire periodizzante per la storia delle migrazioni italiane - vi fu la ristrutturazione del Porto di Genova da parte del Duca di Galliera proprio a causa dell'immensa folla di individui che vi si recava per intraprendere il viaggio verso il nuovo mondo.
Dobbiamo ricordare che proprio per la presenza del porto e per la stessa storia della città di Genova, il popolo ligure fu il più precoce verso le migrazioni, una precoce visione migratoria verso l'Europa, in particolare la Francia, e l'America.
Le guerre napoleoniche, il passaggio del territorio ligure al Regno di Sardegna, la stessa innata vena ligure al commercio o semplicemente il tentativo di sfuggire alla leva obbligatoria, sono tra le cause della precocità del popolo ligure al fenomeno delle migrazioni. Questo fu l'inizio anche per un intreccio culturale che a partire dall'Illuminismo aveva collegato Francia, Genova e Americhe in un legame strettissimo.
Nel quindicennio successivo all'unificazione italiana tra il 1861 e il 1875 sappiamo per certo che partirono 200.000 persone, e Genova e i suoi porti furono pianamente coinvolti in questo periodo storico denominato Grande Migrazione.
Importante differenza da sottolineare è la diversità di lavoro tra l'America Latina e gli Stati Uniti. In America Latina muovono molti genovesi poiché piccoli mercati, qualificati artigiani e contadini che si recavano verso aree ancora lontane dalla grande industrializzazione di massa, più presente negli Stati Uniti dove l'industria pesante attira migliaia di braccia.
Singolare l'esempio di uno dei personaggi più conosciuti del risorgimento italiano, Giuseppe Garibaldi. Garibaldi, la cui famiglia era cresciuta nei confini della Repubblica Ligure, proprio dell'America fece la sua seconda patria. A New York venne in contatto con individualità liguri emigrate in America, come l'amico Francesco Carpanetto. Inoltre, Garibaldi negli Stati Uniti ottiene la patente nautica e inizia a commerciare per tutta la costa americana settentrionale e meridionale.
Secondo recenti studi, sembra che proprio nel 1851, Garibaldi con l'amico Carpanetto si sia fermato a Cuba per scopi commerciali qui abbia conosciuto tramite Antonio Meucci i cubani Gaspar Betancourt Cisneros, Cirilo Villaverde e John Anderson. Tra le maggiori fonti degli storici delle migrazioni vi sono i carteggi. E proprio dalle lettere ritrovate e analizzate si evidenzia l'arrivo all'Avana di Garibaldi nel 1851 con una nave a vapore chiamata Georgia. Oggi si sa per certo che Garibaldi favorì e invogliò anche la liberazione di Cuba dalla Spagna, lasciando il suo segno anche in quelle terre.
Nel 1871 venne chiamato e contattato dal presidente Usa, Lincoln, per aiutare i nordisti nella Guerra di Secessione contro i Confederali. Un agente segreto del presidente americano, Herry Shelton Sanford, fu incaricato di contattare Garibaldi, giungendo in Italia attraverso una nave, affittata in segreto, che attraccò proprio al porto di Genova. Ma come sappiamo Garibaldi rifiutò l'offerta perché non ebbe rassicurazioni sullo scopo primario della guerra, che il comandante italiano voleva come rappresentazione di una guerra contro la schiavitù, una guerra simbolo per l'umanità. Non riuscirono a convincerlo.
Proprio da Genova, partono, s'intrecciano e si diffondono le esistenze e i ricordi di migliaia di migranti d'Italia che nel Nuovo Mondo tentarono, a volte riuscendovi, fortuna.

di Domenico Letizia

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